Arte

Intervista a Simonetta Paloscia: un racconto di Castagno tra bei ricordi e nuove idee!

Qui un’intervista di Elena Mazzoni Wagner a Simonetta Paloscia per la nostra nuova rubrica #WomenInCulture, nata a seguito della #MuseumWeek 2019. Buona lettura!

Simonetta Paloscia   a Castagno  il 12 Maggio 2019, durante il percorso lento “Il borgo museo” - Foto: Rachele Salvioli.

Simonetta Paloscia a Castagno il 12 Maggio 2019, durante il percorso lento “Il borgo museo” - Foto: Rachele Salvioli.

Simonetta Paloscia, il suo cognome racchiude una bellissima e curiosa storia legata all'Arte. In questa intervista la approfondiremo. Intanto, ci racconti un po' di lei...

Mi ritengo una persona molto curiosa e quindi interessata a tanti argomenti diversi. Come scelta di studi prima e lavorativa dopo ho privilegiato gli aspetti scientifici laureandomi in Scienze Agrarie e lavorando poi col Consiglio Nazionale delle Ricerche su temi di tipo ambientale e di osservazione della Terra dallo spazio. Non sono sicura che certe scelte non siano anche state dovute ad una volontaria presa di distanza dall’ambiente familiare e dalla figura un po’ ingombrante di mio padre. Ho sempre avuto il timore che di me si dicesse, se mi fossi occupata per esempio di storia dell’arte, “per forza, è la figlia del Paloscia!”. Questo non toglie che l’arte contemporanea insieme con la letteratura siano alcune mie passioni che ho sempre coltivato a latere. Tanto per fare un esempio scrivo poesie e ho anche pubblicato qualche libriccino per mia soddisfazione personale.

Suo padre, Tommaso Paloscia, è il fondatore del Museo all'aperto di Castagno. Lei era una bambina. Che ricordi ha di quegli anni '70 in cui Castagno era un rinomato luogo di villeggiatura e frequentato da tanti artisti?

Allora, tanto bambina non ero, visto che nel 1974 quando è cominciato il premio Castagno avevo bene o male già 16 anni. Per me è sempre stato un grande divertimento vedere il paese trasformarsi in quelle estati e passare dalla fase sonnolenta e un po’ noiosa, tipica di tutti i piccoli paesi soprattutto in periodo estivo, ad una attività frenetica dove tutti erano impegnati a fare le cose più disparate. Chi dipingeva, chi cucinava, chi cercava oggetti necessari e mancanti, chi girava per il paese. Insieme alle attività del Premio c’erano infatti anche quelle legate ad altre iniziative, come l’ex-tempore, le cacce al tesoro, le cronoscalate che erano invece organizzate dall’Avvocato Buzio e che portavano tante facce nuove in paese. La maggior parte degli artisti del Premio Castagno erano quelli che frequentavo a Firenze in occasione delle inaugurazioni delle mostre e delle cene e che quindi conoscevo molto bene.

Chi era suo padre? 

Bella domanda! Difficile rispondere. Era una persona deliziosa (ma lo so che sono di parte), molto dolce, curiosa, abbastanza schiva. Giornalista, critico d’arte, ma anche, e non tutti lo sanno, caricaturista e disegnatore e come lo ha definito qualcuno “uno dei personaggi più sommessi e straordinari di Firenze”. Giampiero Masieri, uno dei suoi colleghi de La Nazione ha scritto di lui quando è scomparso: “I colleghi anziani lo chiamavano Sisino, quelli di mezzo Tommaso, i più giovani dottor Paloscia. “La Nazione” aveva una sorella, minore ma non dimessa, “Nazione Sera”. Redattore capo, con il potere di fare e disfare, era Tommaso Paloscia, giornalista anzitutto, ma anche vignettista e non ultimo pittore.” Per me un babbo (anzi papà perché lui non era toscano e il termine babbo non gli era familiare) affettuoso e meraviglioso, non molto presente fisicamente perché al giornale aveva orari terribili, ma che mi teneva sulle ginocchia per farmi disegnare “Conchio”, come lo chiamavo io, ovvero Pinocchio.

E perché secondo lei si è innamorato di questo luogo? Cosa ha di tanto speciale Castagno? 

L’innamoramento per Castagno è venuto in seguito alla ricerca di un posto dove trascorrere le domeniche e parte delle ferie estive. Un suo collega, Fernando Chirici, gli suggerì questo posto perché anche lui aveva casa qui. Cominciammo venendo un’estate, come si faceva in tanti all’epoca (ed ero sì veramente una bambina) affittando una stanza in una casa del paese (credo anche di ricordarmi quale). Poi mio padre comprò un pezzetto di terra tanto per poter venire a fare dei pic-nic domenicali e poi infine la casa, che ancora è nostra, un po’ fuori paese. Castagno è un posto dell’anima e non solo degli occhi. Voglio dire che il paesino è delizioso ma per me è anche ricordi d’infanzia, quando si veniva su anche con mia nonna e si scaldavano i letti col ‘prete’ e io e lei si dormiva nello stesso lettino, una da capo e l’altra da piedi. Vuole dire l’odore delle ‘bruciate’ (o ‘fruciade’ come le chiamano qui), il puzzo di fumo del camino che non tirava, la nebbia appenninica, le giornate di pioggia chiusa in casa a leggere. In sostanza, odio e amore, odio soprattutto in inizio di adolescenza (13-14 anni) quando non mi piaceva venire su e avrei preferito restare a Firenze con gli amici.

Che rapporto esisteva in quegli anni tra il Museo, quindi l'arte, e gli abitanti del borgo?

Come in tutti i posti c’erano persone favorevoli a cui le iniziative piacevano e che si davano da fare per cercare di aiutare mio padre e l’Avvocato Buzio in tutte le loro richieste, ed altri che erano sostanzialmente indifferenti o addirittura contrari. Uno dei più grandi ‘sostenitori era Ildo il proprietario della bottega e poi del ristorante che metteva a tavola senza battere ciglio tutte le persone che mio padre portava a Castagno.

La via delle artiste donne a Castagno,  con le sculture “La madre” di  Chiara Coda  e “L’unione” di   Diana Baylon   - Foto: Rachele Salvioli, 12 Maggio 2019

La via delle artiste donne a Castagno, con le sculture “La madre” di Chiara Coda e “L’unione” di Diana Baylon - Foto: Rachele Salvioli, 12 Maggio 2019

Domanda legata al tema principale della #MuseumWeek 2019: #WomenInCulture. Tra le opere che troviamo al Museo all'aperto di Castagno, ci sono alcune sculture firmate da due donne: Chiara Coda e Diana Baylon. Tutte le altre sono di artisti uomini. Cosa sa dirci di queste due artiste donne? 

Conoscevo piuttosto bene Diana Baylon, artista eclettica e internazionale con una personalità prorompente, mentre non so assolutamente niente di Chiara Coda, della quale non ho trovato traccia nemmeno nello sterminato archivio di Tommaso. Mi viene da pensare che avesse spontaneamente aderito ad una delle chiamate a correo che mio padre spesso lanciava alle mostre fiorentine chiedendo delle opere da esporre al Museo di Castagno. Altro non so e sarà difficile saperne di più a meno che non sia lei a farsi viva.

Ci confidi un segreto, se può. Qual è, tra tutte le opere del Museo, la sua preferita? O a quale si sente più legata? E perché?  

Sono molto legata ai due affreschi di Alinari e De Poli perché erano gli artisti più vicini a me di età e alle cui mostre andavo più volentieri. Allego (qui sotto) una foto di loro che dipingono le proprie opere nel 1975. Peccato che quella di Alinari sia veramente scomparsa perché il tempo non ha avuto pietà dei suoi acrilici. De Poli ha promesso che restaurerà la sua, speriamo.

Luca Alinari    e    Fabio De Poli    a Castagno,  mentre dipingevano i loro affreschi: “Ottobre” (De Poli) e “Novembre” (Alinari). Foto: dall’archivio di Tommaso Paloscia.

Luca Alinari e Fabio De Poli a Castagno, mentre dipingevano i loro affreschi: “Ottobre” (De Poli) e “Novembre” (Alinari). Foto: dall’archivio di Tommaso Paloscia.

Ci racconti ancora un ricordo, un momento particolare trascorso a Castagno in passato e che in qualche modo ha segnato la sua vita. 

Ricordi legati a Castagno ne ho tanti, difficile sceglierne uno. Ricordo con gioia i pranzi di tante persone (20-30) che la mamma (poverella!) organizzava alla Vigna (dove è casa nostra) in occasione delle vendemmie e delle ciliegiate. Dove c’erano amici sia miei che di mio padre e dove si stava in allegria a tavola dopo aver faticato a raccogliere uva o ciliegie (appunto) e non sempre col bel tempo. Dove ospiti immancabili erano Alfredo Fabbri (pittore pistoiese, autore di uno degli affreschi) e sua moglie Mary. In queste occasioni gli ospiti firmavano, e chi voleva faceva anche un disegno o scriveva un testo, una poesia, un quaderno a ricordo della bella giornata passata in compagnia. Ovviamente a casa ho ancora tutti questi quaderni e li guardo sempre con un po’ di nostalgia.

Riguardo il futuro invece, cosa immagina per il Museo all'aperto di Castagno?

Dipenderà da tante cose ovviamente ma mi piacerebbe poter continuare a portare opere al paese anche se ovviamente non ho il potere contrattuale di mio padre e mi dovrò basare solo su rapporti di amicizia. In ogni caso spero che si possano restaurare le opere esistenti in modo da renderle anche più durature.

Quali (o che tipo di) artisti contemporanei le piacerebbe invitare per ripristinare la tradizione avviata negli anni '70 da suo padre a Castagno, e quindi ricominciare ad arricchire e diffondere il Museo all'aperto?

Stavo pensando a portare su qualche opera di artiste che sono purtroppo poco rappresentate al Museo. Questo accade sia per ragioni storiche (nel senso che il numero di donne che lavora e lavorava, soprattutto all’epoca, nel settore artistico, era esiguo rispetto al numero dei collegi maschi) che forse anche per ragioni culturali legate proprio a mio padre - che non potrei definire un maschilista ma nemmeno un femminista sfegatato, e prediligeva i rapporti con gli artisti uomini. Vedremo cosa riuscirò a fare, ho qualche ideuzza…

Che lei sappia, esistono in Italia o nel Mondo, altri Borghi Musei come Castagno? Se sì, quali/dove?

Conosco sicuramente anche per esserci stata Lizzano (una frazione del comune di San Marcello Piteglio, nella provincia di Pistoia) dove ci sono degli affreschi sulle pareti delle case. Viene infatti chiamato il paese dei murales. Altri esempi non mi vengono in mente ma mi sembra che il Museo all’aperto di Castagno sia un’esperienza abbastanza unica.

Infine, un sogno nel cassetto: esprima un desiderio per Castagno di Piteccio, il Borgo Museo di Pistoia! 

Mah, soprattutto il desiderio e l’auspicio che non se ne perda memoria e che le opere esistenti vangano conservate al meglio. Se poi si riuscisse a incrementare il numero delle opere esposte sarebbe ovviamente anche meglio. Ci vorrebbe però che il paese riuscisse a riemergere da questa condizione di abbandono in cui sta versando da diversi anni non solo con iniziative ed eventi di tipo culturali come quelle che state portando avanti voi ma anche con attività, per esempio, di ristorazione. Chi arriva oggi a Castagno trova un paesino bellissimo ma senza nemmeno uno spazio dove prendere un caffè o mangiare un panino. Sarò prosaica ma credo che questo genere di attività ‘collaterali’ potrebbero aiutare molto la rinascita di un minuscolo paese come questo.

Simonetta Paloscia a Castagno  il 12 Maggio 2019, durante il percorso lento “Il borgo museo” (la pioggia non ci ha fermati!) - Foto: Rachele Salvioli.

Simonetta Paloscia a Castagno il 12 Maggio 2019, durante il percorso lento “Il borgo museo” (la pioggia non ci ha fermati!) - Foto: Rachele Salvioli.

Ma cosa è un Borgo Museo?

Castagno di Piteccio è il Borgo Museo di Pistoia, in Toscana. Ma cosa è un Borgo Museo? Se ve lo state chiedendo, leggete qui! ;)

Camminando per le vie del paese è inevitabile imbattersi in vere e proprie opere d’arte: questo minuscolo e antico borgo offre una serie di affreschi e varie sculture che fanno di Castagno un museo a cielo aperto, dove le mura in pietra delle case sono praticamente pareti espositive tra scorci sul verde delle montagne pistoiesi e pezzi di cielo. Un museo quindi sempre aperto: a tutti, gratuitamente, tutti i giorni dell’anno. Ormai tanto scontato per i fortunati abitanti del borgo quanto invece incredibilmente sorprendente per ogni forestiero.

Il visitatore si accorge prima delle strutture del borgo, delle stupende pietre grigie che ancora sono gli elementi costitutivi delle case, delle architetture semplici e affascinanti; poi, a poco a poco, si avvede delle opere d'arte dislocate come un arredamento in studiata simbiosi con i muri e le viuzze senza sopraffarne l'ordine e l'estetica.” - una descrizione del critico d’arte fiorentino Tommaso Paloscia (fondatore del Museo)*

Orizzontale  - scultura di  Nado Canuti  nella Piazzetta di Castagno

Orizzontale - scultura di Nado Canuti nella Piazzetta di Castagno

MUSEO ALL’APERTO DAL 1975

Castagno è un Museo a cielo aperto dal 1975 ovvero da quando il “villeggiante” Tommaso Paloscia* iniziò ad invitare artisti che, in cambio dell’ospitalità degli abitanti, dovevano lasciare qui un’opera. In totale, 12 affreschi (che ritraggono i mesi dell’anno) e 35 sculture (oggi 30): oltre 40 opere, quindi, che portano la firma di artisti di fama nazionale e internazionale.

“Un critico d'arte che da qualche anno dimorava in paese nella bella stagione, Tommaso Paloscia, aveva chiamato un gruppo di artisti toscani a rinnovare l'antico borgo con l'arte contemporanea. Il successo fu oltre le aspettative ed oggi Castagno è tra i musei che la stessa Regione invita a visitare.” - si legge nello stesso articolo di Paolo Gestri su Il Tirreno, 14 Aprile 2001

Maternità e il gattino  - scultura di  Giuseppe Gavazzi

Maternità e il gattino - scultura di Giuseppe Gavazzi

OLTRE 40 OPERE D’ARTE

È infatti a lui intitolato, al giornalista critico d’arte e saggista Tommaso Paloscia (Roma, 1918 - Firenze, 2005) il Museo all’aperto di Castagno. Mentre gli artisti che coinvolse e di cui possiamo ancora ammirare l’opera donata al borgo sono:

12 Affreschi - Silvio Loffredo, Giuseppe Gavazzi, Renzo Grazzini, Arnaldo Miniati, Vinicio Berti, Quinto Martini, Luciano Guarnieri, Bruno Saetti, Antonio Bueno, Fabio de Poli, Luca Alinari, Alfredo Fabbri.

30 Sculture - Mauro Vaccai, Antonio Violano, Francesco Cilia, Carlo Damerini, Alessandro Righetti, Mino Maccari, Romano Battaglioli, Guido Bucci, Aristide Coluccini, Ennio Bandelli, Galeazzo Auzzi, Gino Conti, Delio Granchi, Pietro Cioni, Venturino Venturi, Jorio Vivarelli, Diana Baylon, Chiara Coda, Gino Terreni, Antonio Berti, Giuseppe Gavazzi, Quinto Martini, Nado Canuti, Marcello Fantoni, Pirzio, Vitaliano De Angelis, Romano Lucacchini, Tito Amadori.

La produzione artistica del Museo si è fermata con l’arrivo degli anni ‘90 e poi la scomparsa (nel 2005) del suo fondatore. Il Museo è oggi sotto la cura della Pro Loco di Castagno che si sta attualmente impegnando sia per avviare un lavoro di restauro che per ripristinare la “tradizione”: da quest’anno 2019, infatti, gli abitanti del borgo ricominceranno ad ospitare alcuni artisti per arricchire ed espandere il Museo all’aperto! - Nota: Se sei Artista, c’è una CALL! Leggi qui.

Sosta  - scultura di Ennio Banderelli

Sosta - scultura di Ennio Banderelli

Crocifissione  - scultura di  Jorio Vivarelli

Crocifissione - scultura di Jorio Vivarelli

Ecco quindi spiegato perché Castagno è un Borgo Museo. Un luogo speciale, magico e prezioso. Probabilmente il primo ma non l’unico in Italia. Tu ne conosci altri?


UN “FRATELLO” IN VALLE D’AOSTA!

Noi abbiamo scoperto che esiste almeno un altro Borgo Museo in Italia, in provincia di Aosta. Si chiama Etroubles e dal 2005 è un Museo a cielo aperto: per le vie del borgo incontriamo oltre 20 opere firmate da artisti di fama internazionale, due delle quali, aggiunte nel 2006, dedicate alla Via Francigena. Un progetto realizzato dal Comune grazie ai fondi della Comunità Europea ed in collaborazione con la Fondation Pierre Gianadda (Martigny, Svizzera). Anche qui, come a Castagno, la modernità delle opere d’arte si scontra armoniosamente con quell’atmosfera senza tempo tipica dei borghi di montagna.


IL PRIMO BORGO MUSEO IN ITALIA

(almeno fino a prova contraria)!

Chissà se esistono altri Borghi Musei oltre a Castagno in Toscana ed Etroubles in Valle d’Aosta, chissà quanti sono e chissà dove si nascondo!! È molto probabile però che per età, o meglio data di fondazione, Castagno di Piteccio (Comune di Pistoia) sia il primo Borgo Museo d’Italia.

Fin dai primi anni ’70, è stato un luogo di produzione artistica. Tra le varie iniziative, ricordiamo ad esempio il “Premio Castagno Nazionale di Pittura”, promosso dallo stesso Tommaso Paloscia. E poi quella che ha dato origine al Museo vero e proprio: l’edizione speciale del 1975, anno in cui sono stati invitati dodici artisti a rappresentare i 12 mesi dell’anno realizzando gli affreschi che sarebbero rimasti esposti sui muri in pietra dell’antico borgo. Negli anni seguenti, questo primo nucleo del Museo all’aperto si è ingrandito con oltre trenta opere di vari scultori che, come i dipinti, sono diventate parte integrante delle piccole piazze e strade del borgo.

Agosto  - affresco di  Bruno Saetti

Agosto - affresco di Bruno Saetti

Settembre  - affresco di  Antonio Bueno

Settembre - affresco di Antonio Bueno

Oppure ci sbagliamo a vantarci di questo primato? Per caso conosci un Borgo Museo che ha preceduto nella storia Castagno?! A prescindere dall’anno di fondazione, siamo comunque molto curiosi di scoprire altri “fratelli” in Italia e nel Mondo! Quindi ti invitiamo ad inviarci eventuali segnalazioni. Saremo felici di raccontare e condividere altre storie di borghi come il nostro, ovvero con la nostra stessa evidente passione per l’Arte a cielo aperto! Arte che così è davvero patrimonio di tutti.

P.S. Per inviarci la tua segnalazione, puoi commentare questo post, contattarci sui social media oppure inviare una mail a castagnodipiteccio@gmail.com - GRAZIE di cuore in anticipo! CdP team